Sino
alla fine degli anni 80 i comuni provvedevano direttamente al
controllo del randagismo catturando i cani, tenendoli qualche giorno,
per poi sopprimerli quando scaduti i termini stabiliti e nessuno si
proponeva di prenderli in affido.
Dopo
l'entrata in vigore della Legge quadro la 281/91, sui cani si è
determinato un valore aggiunto, soprattutto monetario, visto che
quello affettivo pur limitato era già presente; da quel momento e
fermo restando la continua nascita dei cani, accidentali e non
voluti, si è visto un incremento esponenziale di canili, per lo più
privati, che "casualmente" ha visto anche l'incremento dei
cani randagi, ma in questo caso, voluto ed organizzato.
Per
i cani la differenza è stata:
-
prima del 1991 la pena di morte dopo 3 giorni,
- dopo il 1991 la detenzione a vita con l' “ergastolo”.
La
sola indicazione di che fare, mettendo in evidenza possibili e facili
guadagni, ha scatenato molti appetiti tra diversi soggetti, non
escludendo nemmeno alcune Associazioni, questi appetiti hanno
determinato lo stato attuale delle cose:
incremento del randagismo
incremento dei canili privati
incremento degli affari sui cani.
Le
leggi e le disposizioni regionali, per alcuni versi non applicate e
inutili, hanno determinato un'anomalia disastrosa: da una parte non è
stato fatto alcuno studio per capire come questo fenomeno si è
evoluto, limitandosi solo ad affermare il principio che il randagismo
è un problema da risolvere; dall'altra si è lasciato il libero
arbitrio, dando solo e semplici indirizzi, ma evitando